mercoledì 9 marzo 2011

INTERVISTA A LORENA RAMBAUDI

Assessore alle Politiche Sociali, Terzo Settore, Cooperazione allo Sviluppo, Politiche Giovanili, Pari Opportunità della Regione Liguria
Roma, 7 marzo. Autonomie locali, con tagli Pari Opportunita' a rischio.
Dalle azioni per conciliare i tempi di vita e di lavoro ai posti negli asili nido: la scure dei tagli, con cui hanno a che fare le autonomie locali, si allunga anche sulle politiche per le Pari opportunità.
E, alla vigilia dell'8 marzo, le rappresentanti di Regioni e Comuni spiegano, all'ADNKRONOS, che la sforbiciata mette a rischio "il mantenimento dei servizi".
"Nel 2010 era stato raggiunto un accordo tra Regioni e ministero della Famiglia affinché i 100 milioni di euro dedicati alla famiglia e all'infanzia, che il ministero trasferiva alle Regioni, potessero essere usati a discrezione delle Regioni sia per l'apertura di nuovi servizi sia per sostenere quelli esistenti, in base alle diverse situazioni presenti sul territorio. Una prima battaglia del nostro coordinamento è stata proprio avere questa possibilità di piani di utilizzo", ha spiegato l'assessore alle Politiche sociali della Liguria Lorena Rambaudi, coordinatrice della Commissione Politiche sociali della Conferenza delle Regioni.
Quest'anno però la situazione cambia: "Per il 2011 - afferma Rambaudi - sappiamo che i 100 milioni sono stati tagliati a 52 mln. E sebbene non ci sia stato ancora ufficializzato, sappiamo che il ministero intende tenere le risorse per iniziative nazionali". Non solo. "Due anni fa il piano per le pari opportunità contava su 60 milioni di euro, che ora sono passati piu' o meno a 2 milioni di euro", riferisce la coordinatrice della Commissione Politiche sociali della Conferenza delle Regioni.
"Per le prospettive siamo molto preoccupati - dice l'assessore Rambaudi - se non ci sono più risorse i servizi rischiano la chiusura o, sicuramente, non ci saranno implementazioni. Sulle risorse del 2011 attendiamo dati precisi e appena li avremo, ci muoveremo perchè su questa partita c'è un accordo trasversale".
Per la coordinatrice della Commissione Politiche sociali della Conferenza delle Regioni, la sforbiciata rischia di far fare passi indietro su quanto è stato fatto finora: "Siamo arrivati a un punto positivo di maturazione dell'idea che la conciliazione si può fare se un ente pubblico riesce a garantire una rete di sostegno e se le aziende cercano di adeguare il lavoro con i tempi delle donne - conclude Rambaudi - Dall'altro il problema è che i servizi, costruiti con fatica, rischiano di essere smantellati o comunque sono a rischio".

Roma, 7 marzo. Donne solo al 10% nei vertici delle autonomie localiOttocentoquarantasette donne sindaco su oltre 8mila Comuni italiani, solo tredici presidenti nelle 110 Province, appena due governatrici tra i venti presidenti di Regione.
Arranca intorno al 10% la rappresentanza femminile nelle autonomie locali. Alla vigilia della festa della donna, le rappresentanti delle Pari opportunità di Comuni, Province e Regioni sottolineano all'ADNKRONOS le azioni necessarie per realizzare un'effettiva parità di genere in politica e non solo. Guardando, perchè no, anche alle quote rosa.
Secondo l'ultimo rapporto 'Le donne e la rappresentanza' di Cittalia - Fondazione Anci Ricerche e Anci, del luglio 2010, le donne rappresentano il 18,2% degli oltre 118mila amministratori comunali italiani. Secondo l'elaborazione di Cittalia sui dati del Ministero dell'Interno e sulla rilevazione di Anci-Cittalia, le donne sindaco sono poco piu' del 10% del totale dei sindaci eletti: 847 contro i 7.154 uomini. Non va certo meglio per quanto riguarda la posizione di vicesindaco, ricoperta da 885 donne mentre i colleghi sono ben 4.953. Ma il gentil sesso non spopola neppure in giunta: 5.123 le donne, contro 21.089 assessori.
La presenza femminile aumenta invece, anche se di poco, nei consigli comunali (18,7%): 63.645 gli uomini, 14.663 le donne. In base ai dati del rapporto Anci-Cittalia, le donne nei Comuni sono comunque piu' presenti nelle regioni del Nord-Est (78,1% uomini, 21,9% donne) e del Nord Ovest (78,6% uomini, 21,4%). Le percentuali calano al Centro, dove la partecipazione femminile scende a 19,1%, ed è in picchiata nelle Isole (15,3%) e al Sud (11,6%). (segue)
Nelle assemblee regionali su 1.114 consiglieri eletti le donne sono 122
Nelle Province il panorama non cambia: in base ai dati aggiornati dell'Anagrafe degli amministratori locali e regionali del Ministero dell'Interno oltre a due commissari straordinari e a un commissario prefettizio, alla guida dei governi provinciali ci sono 94 uomini a fronte di 13 donne. Le cifre registrate dall'Anagrafe non sono certo piu' incoraggianti se si guarda alla composizione delle giunte: 611 gli assessori uomini mentre il dato delle colleghe scende a 128. Ancora, solo 347 gli 'assessorati' in rosa.
Stesso copione nelle Regioni: Renata Polverini, nel Lazio, e Catiuscia Marini, in Umbria, sono le uniche due governatrici. Ma, anche prima delle ultime elezioni regionali, le donne alla guida di una regione erano soltanto due (Mercedes Bresso in Piemonte, Maria Rita Lorenzetti in Umbria).
Nelle assemblee la rappresentanza femminile non va molto meglio: su 1.114 consiglieri eletti le donne sono 122 e sono in 'rosa' solo le presidenze del consiglio regionale della Sardegna e del consiglio della Provincia autonoma di Bolzano.
La questione non è invece ancora approdata nella Commissione Politiche sociali della Conferenza delle Regioni, come spiega la coordinatrice, l'assessore alle Politiche sociali della Liguria Lorena Rambaudi: "non è abbiamo ancora discusso, forse anche perché nella stessa Commissione vi sono per la maggioranza assessori uomini".
"Nella Regione Liguria siamo quattro donne in giunta ma in consiglio anche da noi la rappresentanza è limitata", osserva Rambaudi spiegando che l'idea è quella di "rivedere la legge elettorale sull'esempio della Campania, che ha previsto la doppia preferenza solo se si indicano differenti generi".
"Da giovane - racconta Rambaudi - pensavo che le quote rosa fossero sbagliate ma vedendo come è difficile per le donne emergere nella politica, ora credo che sia giusto introdurle".

INTERVISTA ALL'AGENZIA DI STAMPA ADNKRONOS


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