I drammatici casi che si sono verificati nel mese scorso in alcuni reparti di Ostetricia in Italia hanno determinato degli angosciosi interrogativi su cosa significhi oggi partorire nelle strutture pubbliche e private e quali siano le criticità di tale settore sanitario.
La cosa ci riguarda da vicino, come cittadini e soprattutto come donne, per cui cercheremo di riportare dei dati e di analizzarli.
In un’intervista ai giornali L’Unità e Il Fatto Quotidiano , il Sen. Ignazio Marino ha cercato di analizzare la situazione dei punti nascita nel nostro paese.
Innanzitutto ci sono le cifre:
- da un’inchiesta dell’Istituto Superiore della Sanità emerge che la percentuale di mortalità materna correlata al parto è pari a 8 su centomila donne in Piemonte ed Emilia, mentre sale a 22 su centomila in Sicilia.
- la percentuale di cesarei è aumentata in modo spropositato: nel 1980 i cesarei erano l’11% ,oggi 39% in media. In Campania addirittura il 62%. Ricordiamo che il limite di percentuale di cesarei raccomandato dall’OMS è del 15%.
Il parto cesareo è una procedura programmabile, rapida, che espone a meno rischi il personale sanitario. Nel settore privato convenzionato bisogna inoltre far notare che il parto cesareo dà un DRG più elevato, quindi c’è un maggiore rimborso da parte del Sistema Sanitario Nazionale. Insomma…una vera pacchia! Ma sulla nostra pancia!
- PARTOANALGESIA In Italia è praticata nel 15% degli ospedali, a fronte del 70% di Francia e Stati Uniti. Ci riferiamo ovviamente all’analgesia del parto che avviene per le vie naturali.
- NUMERO DEI PUNTI NASCITA Il numero dei reparti di Ostetricia fu stabilito nell’epoca del baby-boom, quindi nelle attuali situazioni di natalità il numero in Italia è in effetti spropositato. Marino fa notare che c’è un decreto ministeriale del 2000 che prevede il taglio dei punti-nascita con un numero inferiore ai 500 parti all’anno.
Oltre a necessità economiche, tale taglio troverebbe la sua ragion d’essere, anche con le esigenze di professionalità sempre più elevate, visto il grande numero di “partorienti attempate”, cioè di età superiore ai 35 anni e quindi a maggior rischio di complicanze. Solo i reparti con larga esperienza sono in grado di fornire le professionalità più avanzate in caso di complicanze legate al parto.

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