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domenica 3 ottobre 2010

Partorire in Italia, ovvero.. Sulla nostra pancia

I drammatici casi che si sono verificati nel mese scorso in alcuni reparti di Ostetricia in Italia hanno determinato degli angosciosi interrogativi su cosa significhi oggi partorire nelle strutture pubbliche e private e quali siano le criticità di tale settore sanitario.
La cosa ci riguarda da vicino, come cittadini e soprattutto come donne, per cui cercheremo di riportare dei dati e di analizzarli.
In un’intervista ai giornali L’Unità e Il Fatto Quotidiano , il Sen. Ignazio Marino ha cercato di analizzare la situazione dei punti nascita nel nostro paese.
Innanzitutto ci sono le cifre: 
  • da un’inchiesta dell’Istituto Superiore della Sanità emerge che la percentuale di mortalità materna correlata al parto è pari a 8 su centomila donne in Piemonte ed Emilia, mentre sale a 22 su centomila in Sicilia.
  • la percentuale di cesarei è aumentata in modo spropositato: nel 1980 i cesarei erano l’11% ,oggi 39% in media. In Campania addirittura il 62%. Ricordiamo che il limite di percentuale di cesarei raccomandato dall’OMS è del 15%. 
L’aumento dei tagli cesarei interessa in maniera ancora più marcato il settore sanitario privato.
Il parto cesareo è una procedura programmabile, rapida, che espone a meno rischi il personale sanitario. Nel settore privato convenzionato bisogna inoltre far notare che il parto cesareo dà un DRG più elevato, quindi c’è un maggiore rimborso da parte del Sistema Sanitario Nazionale. Insomma…una vera pacchia! Ma sulla nostra pancia!
  • PARTOANALGESIA In Italia è praticata nel 15% degli ospedali, a fronte del 70% di Francia e Stati Uniti. Ci riferiamo ovviamente all’analgesia del parto che avviene per le vie naturali.
  • NUMERO DEI PUNTI NASCITA Il numero dei reparti di Ostetricia fu stabilito nell’epoca del baby-boom, quindi nelle attuali situazioni di natalità il numero in Italia è in effetti spropositato. Marino fa notare che c’è un decreto ministeriale del 2000 che prevede il taglio dei punti-nascita con un numero inferiore ai 500 parti all’anno.
Oltre a necessità economiche, tale taglio troverebbe la sua ragion d’essere, anche con le esigenze di professionalità sempre più elevate, visto il grande numero di “partorienti attempate”, cioè di età superiore ai 35 anni e quindi a maggior rischio di complicanze. Solo i reparti con larga esperienza sono in grado di fornire le professionalità più avanzate in caso di complicanze legate al parto.

giovedì 29 luglio 2010

LETTERA APERTA DELLA SCRITTRICE ALBANESE ELVIRA DONES

Nessun commento superfluo, indipendentemente dall'orientamento
politico di ognuno

La scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta
al
premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle
"belle
ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha,
il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza
all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo
eccezioni solo per chi porta belle ragazze".

Oggetto: Lettera aperta della scrittrice albanese Elvira Dones

"Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che
lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il
suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care:
"le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese
d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella
lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle
ragazze possiamo fare un'eccezione."
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine,
di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da
Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle
loro vite violate, strozzate, devastate.

A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola:
puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e
trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un
mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci
italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del
Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni
più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per
gioco o per sfizio.Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un
rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai
madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume
di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei
protettori le ha distrutto l'utero.

Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il
titolo “Sole bruciato”. Anni più tardi girai un documentario per la
tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava
Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei.
Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse
le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie
dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente,
solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta
che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in
qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il
miracolo.

E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare
sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le
spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei.
Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste
poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile
transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con
le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di
poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non
ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che
se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per
battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.

Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in
cui infuria la polemica Bertolaso , ma si lega profondamente al
pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e
azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni
giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le
ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali
costosi. Mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le
donne albanesi.

Merid Elvira Dones

POVERO CRISTO!

Paolo Farinella: Povero Cristo! di Paolo Farinella,
prete

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Povero Cristo! di Paolo Farinella,
prete
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Oggi alle 13.04

Genova 5 novembre 2009. – I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano
la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le
cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della
consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha
varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei
valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno
spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni
che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del
Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo
per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.

Possiamo dire che c’è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti,
di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di
blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e
radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi
le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire.
Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di
«nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i
colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al
papà di Eluana Englaro.

Povero Cristo, difeso dai preti come
suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti
dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri,
i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli
affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne
fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri
sventurati in cerca di uno scampolo di vita. Povero Cristo, difeso dalla
“minestra” Gelimini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de
noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo,
difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.

Povero Cristo! Gli tocca ringrazia la Corte di Strasburgo, l’unica che
si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo.
Signore, pietà!

Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di
uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di
inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d’ufficio … beati voi che ho i
piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo
leverebbe nessuno.

[Domenica pubblico su la Repubblica/Il Lavoro di
Genova un pezzo con argomenti pertinenti a favore della sentenza della Corte]

lunedì 12 luglio 2010


"Italian Women Rise Up" - NYTimes



Articolo di Chiara Volpato (docente di psicologia sociale all'Università di
Milano) pubblicato dal New York Times il 26 agosto 2009 e riportato nella
traduzione italiana da L’Unità.

*
*

*Le donne italiane insorgono*

Fuori dell'Italia molti sembrano dare per scontato che il primo ministro
Silvio Berlusconi riesce a farla franca malgrado i suoi comportamenti
sessisti perche' gli uomini li perdonano e le donne, quanto meno, li
tollerano. Ma le cose non stanno piu' cosi'. Oggi ci sono due Italie: una ha
assorbito l'ideologia berlusconiana vuoi per interesse personale vuoi per
incapacita' a resistere ai suoi enormi poteri di persuasione; l'altra sta
reagendo. Era ora. Il comportamento di Berlusconi e' stato oltraggioso.
Quando una studentessa gli ha chiesto consiglio sui suoi problemi economici,
le ha suggerito di sposare un uomo ricco come suo figlio. (Berlusconi ha poi
detto che stava scherzando.) Ha fatto commenti pesanti sulla bellezza delle
candidate parlamentari del suo partito e ha inserito delle divette nel
governo. Al ministero delle Pari Opportunita' ha designato una ex modella
con cui aveva pubblicamente flirtato. Questa primavera sua moglie lo ha
accusato di frequentare delle minorenni e ha chiesto il divorzio.

Ma perche' gli italiani sopportano tutto questo? Al confronto degli altri
Paesi europei, in Italia le idee conservatrici sono dure a morire in parte
per la nostra famosa cultura patriarcale, ma anche a causa dell'enorme
influenza della Chiesa Cattolica, la cui ingerenza sociale e politica negli
affari dello Stato sembra essersi fatta ancora piu' pesante da quando
Berlusconi e' diventato primo ministro nel 1994. (La chiesa, ad esempio, ha
minacciato di scomunicare i medici che prescrivono la pillola abortiva e le
pazienti che la usano.) Inoltre in Italia la discriminazione su base
sessuale si e' dimostrata piu' resistente che nel resto d'Europa. L'Italia
figura al 67esimo posto su 130 Paesi presi in considerazione in un recente
rapporto del World Economic Forum sul Global Gender Gap Index tanto da
essere superata da Uganda, Namibia, Kazakistan e Sri Lanka. Secondo l'OCSE
poco meno della meta' delle donne italiane hanno un lavoro rispetto ad una
media generale di due terzi. Al tempo stesso gli uomini italiani hanno 80
minuti in piu' al giorno di tempo libero - la differenza maggiore tra i 18
Paesi presi in considerazione. Cio' si deve probabilmente al tempo in piu'
che le donne italiane dedicano ad un lavoro non pagato: la pulizia della
casa. Non deve sorprendere, quindi, se molte donne italiane non se la
sentono di assumersi l'ulteriore peso consistente nell'allevare dei figli.
Di conseguenza l'indice di natalita' del Paese e' straordinariamente basso.
I media italiani aggravano questa triste realta' presentando un quadro delle
donne incomprensibile al resto d'Europa. Le emittenti televisive private
hanno iniziato a trasmettere immagini di donne poco vestite e di bellezze
silenziose che fungono da soprammobili mentre uomini piu' anziani e vestiti
di tutto punto conducono gli spettacoli. (Vale la pena sottolineare che
Berlusconi e' proprietario dei principali canali televisivi privati.)

Le conseguenze di anni di lavaggio del cervello sono sotto gli occhi di
tutti: una recente ricerca ha evidenziato che tra le adolescenti la
principale ambizione e' diventare velina. Alle giovani donne e alle ragazze
si insegna che il loro corpo, e non le loro capacita' e conoscenze, e' la
chiave del successo. Al contempo il sessismo esibito in televisione
consolida le idee scioviniste tra i ceti culturalmente piu' deboli della
popolazione. I ricercatori che studiano la oggettivazione e mercificazione
del corpo femminile non debbono fare altro che osservare l'Italia per vedere
le tristi conseguenze di questo fenomeno. I ritratti delle donne fanno
venire in mente i momenti piu' bui del passato del Paese. Durante il
fascismo, nella prima meta' del ventesimo secolo, abbondavano le immagini
denigratorie delle popolazioni delle colonie italiane in Africa. Le donne
venivano ritratte come oggetti sessuali e gli uomini come nemici barbari.
Negli ultimi anni, con l'afflusso di immigranti in Italia, sono tornati in
auge questi rozzi stereotipi. Basti un esempio: il capo della Lega Nord,
Umberto Bossi, ha chiamato gli immigranti "bingo bongo". Questi
atteggiamenti in parte riflettono i sentimenti di insicurezza economica e
sociale aggravatisi nell'ultimo decennio circa. Le risposte a queste
realta', *vale a dire il sessismo e il razzismo, sono i due rovesci della
stessa medaglia. *

Di questi tempi ci sono tuttavia segni di cambiamento. Le italiane stanno
denunciando il comportamento sessista di Berlusconi con una serie di
strategie: si sono rivolte alla Carte Europea per i Diritti Umani e hanno
realizzato un documentario sulla mercificazione del corpo femminile: 'Il
corpo delle donne' di Lorella Zanardo. A giugno poco prima del G8
dell'Aquila un piccolo gruppo di professoresse universitarie italiane, me
compresa, ha invitato le First Ladies dei Paesi partecipanti a boicottare
l'avvenimento in segno di protesta. Nel giro di pochi giorni 15.000 donne e
uomini hanno firmato la nostra petizione per indurre le First ladies al
boicottaggio. Ovviamente lo scopo principale non era quello di convincere le
First Ladies a modificare i loro programmi di viaggio, ma nel prendere
posizione contro il comportamento sessista di Berlusconi. Oggi quanti
dissentono fanno fatica ad avere una certa visibilita'. Il suddetto appello
alle First Ladies, ad esempio, ha ottenuto una notevole attenzione da parte
dei mezzi di comunicazione internazionali, ma sulle pagine dei giornali
nazionali se ne e' parlato ben poco e radio e televisione lo hanno
praticamente ignorato. A dispetto di questi ostacoli, si ha la sensazione
che Berlusconi abbia esagerato e che i recenti scandali sessuali stiano
erodendo la sua popolarita'. Basta guardare i sondaggi. Tradizionalmente le
donne, unitamente alle classi a basso reddito, sono state grandi
sostenitrici di Berlusconi forse perche' guardano molto le sue emittenti
televisive. Sebbene all'epoca delle elezioni europee, Berlusconi potesse
contare ancora su un considerevole sostegno, i recenti scandali hanno fatto
scendere l'indice di approvazione di cui gode al di sotto del 50% con un
crollo notevole tra le donne. Il desiderio di far sentire la nostra voce e
di mobilitarci che si va diffondendo tra noi e' egregiamente sintetizzato in
una lettera inviata di recente da una lettrice italiana all'Unita': "sono
pronta. Decidete il luogo, il giorno e l'ora. Sono pronta a scendere in
piazza".

Ma in realta' cosa possono fare le donne italiane? Un passo importante
consiste nel far conoscere il dissenso, un compito arduo se si tiene conto
del fatto che la liberta' di parola vale solo nel senso piu' ampio del
termine per pochi giornali indipendenti e, principalmente, per Internet.
Dobbiamo cominciare a realizzare una documentazione sistematica dei casi di
discriminazione contro le donne. Inoltre abbiamo bisogno di una migliore
organizzazione. I movimenti gia' esistenti che dovrebbero essere i primi a
far sentire il dissenso (come la principale forza di opposizione, il Partito
democratico che appare paralizzato dalle lotte interne) non sono apparsi
sensibili ai molti segnali provenienti dalla base. Le donne dovranno
esercitare una maggiore pressione sui partiti di opposizione affinche' si
facciano portavoce del loro dissenso. Ma anzitutto le donne (e gli uomini)
che protestano debbono far sentire la propria voce con maggiore fiducia. Il
nostro Paese, a lungo caratterizzato da atteggiamenti anacronistici e
superati nei confronti delle donne, e' finalmente pronto a scendere in
piazza.

Di Chiara Volpato - (c) New York Times

Traduzione

di Carlo Antonio Biscotto

27 agosto 2009
http://unita.it/news/italia/87699/nyt_italiane_pronte_a_scendere_in_p...