Venerdì 26 novembre 2010, ore 17 alla Federazione Operaia di Sanremo in via Corradi 47
Un appuntamento importante su un argomento che non riguarda solo le donne ma che si pone come malessere di un tessuto sociale, sempre più distante dai bisogni individuali e sempre più agguerrito nel calpestarne diritti e dignità.
Questo incontro è frutto di una grande partecipazione e soldarietà fra i gruppi e le associazioni di donne di tutta la provincia di Imperia. C'è voglia di comunicare, di chiedirsi come e cosa sta succedendo, trovare risposte e provare a dare soluzioni, darsi degli obiettivi, insomma parlarsi di persona e uscire dal fragile guscio che abbiamo interposto a protezione di quei valori imprescindibili che fanno parte del nostro bagaglio storico-culturale.
Ci sarà Monica Lanfranco, giornalista e scrittrice. Il suo ultimo lavoro è "letteralmente femminista" e chi volesse leggere il primo capitolo del libro può farlo sul suo sito QUI
Alberto Leiss giornalista di L'Unità fino al 2000 ora free-lance; fa parte della rete "Maschile Plurale", uomini preoccupati quanto le donne, sulla differenza di genere e sulla stigmatizzazione della donna. Il loro sito è interessante QUI
Letizia Paoluzzi giornalista di L'Unità fino al 2000. Ha scritto diversi saggi sull'informazione e sul femminismo. Insieme ad Alberto Leiss è nella redazione web di "DeA Donne e Altri" QUI
Coautrice insieme ad Alberto Leiss del libro "La paura degli uomini. Maschi e femmine nella crisi politica"
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sabato 20 novembre 2010
Essere donna nel moderno medioevo italiano
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domenica 3 ottobre 2010
Partorire in Italia, ovvero.. Sulla nostra pancia
I drammatici casi che si sono verificati nel mese scorso in alcuni reparti di Ostetricia in Italia hanno determinato degli angosciosi interrogativi su cosa significhi oggi partorire nelle strutture pubbliche e private e quali siano le criticità di tale settore sanitario.
La cosa ci riguarda da vicino, come cittadini e soprattutto come donne, per cui cercheremo di riportare dei dati e di analizzarli.
In un’intervista ai giornali L’Unità e Il Fatto Quotidiano , il Sen. Ignazio Marino ha cercato di analizzare la situazione dei punti nascita nel nostro paese.
Innanzitutto ci sono le cifre:
- da un’inchiesta dell’Istituto Superiore della Sanità emerge che la percentuale di mortalità materna correlata al parto è pari a 8 su centomila donne in Piemonte ed Emilia, mentre sale a 22 su centomila in Sicilia.
- la percentuale di cesarei è aumentata in modo spropositato: nel 1980 i cesarei erano l’11% ,oggi 39% in media. In Campania addirittura il 62%. Ricordiamo che il limite di percentuale di cesarei raccomandato dall’OMS è del 15%.
Il parto cesareo è una procedura programmabile, rapida, che espone a meno rischi il personale sanitario. Nel settore privato convenzionato bisogna inoltre far notare che il parto cesareo dà un DRG più elevato, quindi c’è un maggiore rimborso da parte del Sistema Sanitario Nazionale. Insomma…una vera pacchia! Ma sulla nostra pancia!
- PARTOANALGESIA In Italia è praticata nel 15% degli ospedali, a fronte del 70% di Francia e Stati Uniti. Ci riferiamo ovviamente all’analgesia del parto che avviene per le vie naturali.
- NUMERO DEI PUNTI NASCITA Il numero dei reparti di Ostetricia fu stabilito nell’epoca del baby-boom, quindi nelle attuali situazioni di natalità il numero in Italia è in effetti spropositato. Marino fa notare che c’è un decreto ministeriale del 2000 che prevede il taglio dei punti-nascita con un numero inferiore ai 500 parti all’anno.
Oltre a necessità economiche, tale taglio troverebbe la sua ragion d’essere, anche con le esigenze di professionalità sempre più elevate, visto il grande numero di “partorienti attempate”, cioè di età superiore ai 35 anni e quindi a maggior rischio di complicanze. Solo i reparti con larga esperienza sono in grado di fornire le professionalità più avanzate in caso di complicanze legate al parto.
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venerdì 30 luglio 2010
Da "laRepubblica.it"

Doveva servire per promuovere la stagione balneare di Sanremo e rilanciare l'immagine turistica della città ligure. In realtà, per il momento, ha creato soltanto polemiche facendo arrabbiare il coordinamento femminile di Imperia. Si tratta di una pubblicità dal titolo "Le Pupe e il secchiello. Non è un reality, è realtà", raffigurante tre donne in bikini, ritratte in spiaggia. "Un vero e proprio insulto all'intelligenza e al buon gusto.", è la dura critica del coordinamento femminile, 'Un grossolano messaggio sessuale che ancora una volta fa mercimonio del corpo femminile
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lunedì 12 luglio 2010

"Italian Women Rise Up" - NYTimes
Articolo di Chiara Volpato (docente di psicologia sociale all'Università di
Milano) pubblicato dal New York Times il 26 agosto 2009 e riportato nella
traduzione italiana da L’Unità.
*
*
*Le donne italiane insorgono*
Fuori dell'Italia molti sembrano dare per scontato che il primo ministro
Silvio Berlusconi riesce a farla franca malgrado i suoi comportamenti
sessisti perche' gli uomini li perdonano e le donne, quanto meno, li
tollerano. Ma le cose non stanno piu' cosi'. Oggi ci sono due Italie: una ha
assorbito l'ideologia berlusconiana vuoi per interesse personale vuoi per
incapacita' a resistere ai suoi enormi poteri di persuasione; l'altra sta
reagendo. Era ora. Il comportamento di Berlusconi e' stato oltraggioso.
Quando una studentessa gli ha chiesto consiglio sui suoi problemi economici,
le ha suggerito di sposare un uomo ricco come suo figlio. (Berlusconi ha poi
detto che stava scherzando.) Ha fatto commenti pesanti sulla bellezza delle
candidate parlamentari del suo partito e ha inserito delle divette nel
governo. Al ministero delle Pari Opportunita' ha designato una ex modella
con cui aveva pubblicamente flirtato. Questa primavera sua moglie lo ha
accusato di frequentare delle minorenni e ha chiesto il divorzio.
Ma perche' gli italiani sopportano tutto questo? Al confronto degli altri
Paesi europei, in Italia le idee conservatrici sono dure a morire in parte
per la nostra famosa cultura patriarcale, ma anche a causa dell'enorme
influenza della Chiesa Cattolica, la cui ingerenza sociale e politica negli
affari dello Stato sembra essersi fatta ancora piu' pesante da quando
Berlusconi e' diventato primo ministro nel 1994. (La chiesa, ad esempio, ha
minacciato di scomunicare i medici che prescrivono la pillola abortiva e le
pazienti che la usano.) Inoltre in Italia la discriminazione su base
sessuale si e' dimostrata piu' resistente che nel resto d'Europa. L'Italia
figura al 67esimo posto su 130 Paesi presi in considerazione in un recente
rapporto del World Economic Forum sul Global Gender Gap Index tanto da
essere superata da Uganda, Namibia, Kazakistan e Sri Lanka. Secondo l'OCSE
poco meno della meta' delle donne italiane hanno un lavoro rispetto ad una
media generale di due terzi. Al tempo stesso gli uomini italiani hanno 80
minuti in piu' al giorno di tempo libero - la differenza maggiore tra i 18
Paesi presi in considerazione. Cio' si deve probabilmente al tempo in piu'
che le donne italiane dedicano ad un lavoro non pagato: la pulizia della
casa. Non deve sorprendere, quindi, se molte donne italiane non se la
sentono di assumersi l'ulteriore peso consistente nell'allevare dei figli.
Di conseguenza l'indice di natalita' del Paese e' straordinariamente basso.
I media italiani aggravano questa triste realta' presentando un quadro delle
donne incomprensibile al resto d'Europa. Le emittenti televisive private
hanno iniziato a trasmettere immagini di donne poco vestite e di bellezze
silenziose che fungono da soprammobili mentre uomini piu' anziani e vestiti
di tutto punto conducono gli spettacoli. (Vale la pena sottolineare che
Berlusconi e' proprietario dei principali canali televisivi privati.)
Le conseguenze di anni di lavaggio del cervello sono sotto gli occhi di
tutti: una recente ricerca ha evidenziato che tra le adolescenti la
principale ambizione e' diventare velina. Alle giovani donne e alle ragazze
si insegna che il loro corpo, e non le loro capacita' e conoscenze, e' la
chiave del successo. Al contempo il sessismo esibito in televisione
consolida le idee scioviniste tra i ceti culturalmente piu' deboli della
popolazione. I ricercatori che studiano la oggettivazione e mercificazione
del corpo femminile non debbono fare altro che osservare l'Italia per vedere
le tristi conseguenze di questo fenomeno. I ritratti delle donne fanno
venire in mente i momenti piu' bui del passato del Paese. Durante il
fascismo, nella prima meta' del ventesimo secolo, abbondavano le immagini
denigratorie delle popolazioni delle colonie italiane in Africa. Le donne
venivano ritratte come oggetti sessuali e gli uomini come nemici barbari.
Negli ultimi anni, con l'afflusso di immigranti in Italia, sono tornati in
auge questi rozzi stereotipi. Basti un esempio: il capo della Lega Nord,
Umberto Bossi, ha chiamato gli immigranti "bingo bongo". Questi
atteggiamenti in parte riflettono i sentimenti di insicurezza economica e
sociale aggravatisi nell'ultimo decennio circa. Le risposte a queste
realta', *vale a dire il sessismo e il razzismo, sono i due rovesci della
stessa medaglia. *
Di questi tempi ci sono tuttavia segni di cambiamento. Le italiane stanno
denunciando il comportamento sessista di Berlusconi con una serie di
strategie: si sono rivolte alla Carte Europea per i Diritti Umani e hanno
realizzato un documentario sulla mercificazione del corpo femminile: 'Il
corpo delle donne' di Lorella Zanardo. A giugno poco prima del G8
dell'Aquila un piccolo gruppo di professoresse universitarie italiane, me
compresa, ha invitato le First Ladies dei Paesi partecipanti a boicottare
l'avvenimento in segno di protesta. Nel giro di pochi giorni 15.000 donne e
uomini hanno firmato la nostra petizione per indurre le First ladies al
boicottaggio. Ovviamente lo scopo principale non era quello di convincere le
First Ladies a modificare i loro programmi di viaggio, ma nel prendere
posizione contro il comportamento sessista di Berlusconi. Oggi quanti
dissentono fanno fatica ad avere una certa visibilita'. Il suddetto appello
alle First Ladies, ad esempio, ha ottenuto una notevole attenzione da parte
dei mezzi di comunicazione internazionali, ma sulle pagine dei giornali
nazionali se ne e' parlato ben poco e radio e televisione lo hanno
praticamente ignorato. A dispetto di questi ostacoli, si ha la sensazione
che Berlusconi abbia esagerato e che i recenti scandali sessuali stiano
erodendo la sua popolarita'. Basta guardare i sondaggi. Tradizionalmente le
donne, unitamente alle classi a basso reddito, sono state grandi
sostenitrici di Berlusconi forse perche' guardano molto le sue emittenti
televisive. Sebbene all'epoca delle elezioni europee, Berlusconi potesse
contare ancora su un considerevole sostegno, i recenti scandali hanno fatto
scendere l'indice di approvazione di cui gode al di sotto del 50% con un
crollo notevole tra le donne. Il desiderio di far sentire la nostra voce e
di mobilitarci che si va diffondendo tra noi e' egregiamente sintetizzato in
una lettera inviata di recente da una lettrice italiana all'Unita': "sono
pronta. Decidete il luogo, il giorno e l'ora. Sono pronta a scendere in
piazza".
Ma in realta' cosa possono fare le donne italiane? Un passo importante
consiste nel far conoscere il dissenso, un compito arduo se si tiene conto
del fatto che la liberta' di parola vale solo nel senso piu' ampio del
termine per pochi giornali indipendenti e, principalmente, per Internet.
Dobbiamo cominciare a realizzare una documentazione sistematica dei casi di
discriminazione contro le donne. Inoltre abbiamo bisogno di una migliore
organizzazione. I movimenti gia' esistenti che dovrebbero essere i primi a
far sentire il dissenso (come la principale forza di opposizione, il Partito
democratico che appare paralizzato dalle lotte interne) non sono apparsi
sensibili ai molti segnali provenienti dalla base. Le donne dovranno
esercitare una maggiore pressione sui partiti di opposizione affinche' si
facciano portavoce del loro dissenso. Ma anzitutto le donne (e gli uomini)
che protestano debbono far sentire la propria voce con maggiore fiducia. Il
nostro Paese, a lungo caratterizzato da atteggiamenti anacronistici e
superati nei confronti delle donne, e' finalmente pronto a scendere in
piazza.
Di Chiara Volpato - (c) New York Times
Traduzione
di Carlo Antonio Biscotto
27 agosto 2009
http://unita.it/news/italia/87699/nyt_italiane_pronte_a_scendere_in_p...
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