giovedì 29 luglio 2010

LA CHIESA LASCI IN PACE IL CORPO DELLE DONNE – DI DON ENZO MAZZI

da: il manifesto di lunedì 3 agosto 2009

Scomunica, censura, peccato mortale, inferno, dannazione eterna:
parole di un altro tempo, anzi di un altro mondo, il tempo della
teocrazia, il mondo del dominio del sacro. Quelle minacciose parole
sono state usate di nuovo in questi giorni da cardinali e monsignori
in relazione al via libera dell’Agenzia del farmaco per la pillola
abortiva Ru486. Lo stesso cardinale Bagnasco in una intervista al
quotidiano dei vescovi italiani di domenica scorsa ribadisce la
scomunica, "come medicina in chiave pedagogica" (bontà sua!), per chi
compie l’aborto o anche solo collabora ad esempio vendendo o
somministrando la pillola abortiva.

Costa fare affermazioni drastiche e ripeterle ogni volta. Ma lo
sgomento è troppo grande. Il potere ecclesiastico amministra le paure
che l'uomo e la donna hanno di fronte alle pulsioni della vita e su
tale paura e sui sensi di colpa edifica il proprio autoritario
paternalismo. Tutti sanno bene quanto ciò sia vero. Manca a molti il
coraggio di dirlo apertamente.

Cari "crociati della vita", laici, teologi, prelati e papi, pretendete
di sedere in cattedra e di insegnare etica, ma forse è meglio che
impariate prima il vocabolario essenziale dell'etica il quale per
tanta parte è iscritto nella memoria e nella saggezza secolare delle
donne.

La Chiesa, nata dal Vangelo, dovrebbe ispirarsi sempre alla “buona
notizia” annunciata da testimoni senza potere e rivolta ai poveri.
Purtroppo da Costantino in poi si è creata una rovinosa divaricazione.
E’ nata la Chiesa del potere. Nell’epoca della secolarizzazione questa
Chiesa, privata ormai degli strumenti politici e culturali che nel
Medioevo le assicuravano il dominio globale sulla società, ha
individuato una specie di vuoto di spiritualità e di valori etici e
lì, in quello spazio non coperto dalla tecnologia, dal mercato e dalla
democrazia, hanno costruito il proprio fortino. Quel vuoto lo sentiamo
tutti. Ma sentiamo anche che ci sono nell’umanità e in ciascuno di noi
le energie per colmarlo e c’è la memoria della saggezza che nei
millenni ha accompagnato il cammino umano.

Il Vangelo è parte di questa memoria di saggezza a cui è possibile
ancora oggi alimentare la ricerca. Per questo molti cattolici critici
verso la Chiesa del potere non rompono i legami per non lasciare che
la ricchezza del Vangelo, e della tradizione che lo ha mantenuto vivo
nei secoli, sia monopolizzata totalmente dalle gerarchie. E’ così, in
particolare, per la comunità di base.

L’intervento delle gerarchie deprime le energie umane. Ci vogliono
eterni bambini o meglio pecore belanti. L’elemento culturale su cui
oggi si fonda il paternalismo ecclesiastico è la “verità perenne della
natura” di cui la gerarchia avrebbe la chiave. Non c’è niente di tutto
questo nel Vangelo. Anzi il Vangelo è un grande messaggio di
valorizzazione della creatività dello Spirito che anima costantemente
la ricerca umana e la conduce ben oltre la cosiddetta etica naturale
codificata. Ed è anche una denuncia forte dei soprusi che provengono
dalle cattedre di verità. Gli uomini che stavano lapidando una
adultera erano molto religiosi, si appellavano a Dio creatore e
rivelatore e alla sua legge, era Dio stesso che imponeva di
considerare l’adulterio un atto contro la verità della natura, la loro
mano era mossa dalle cattedre di verità di quel tempo. Gesù li freddò
con una frase che dovrebbe freddare anche oggi le gerarchie
ecclesiastiche: “chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra,
nessuno ti ha condannata, nemmeno io ti condanno”.

Come il Sabba fu lo strumento inquisitorio della caccia alle streghe
così oggi si usa l’aborto per accendere nuovamente i roghi delle
donne. Un passo avanti si è fatto: è sparito il rogo fisico. Ci si
contenta di riproporre la condanna penale dell’aborto. Ma il risultato
culturale e politico è sempre lo stesso: l’annullamento della
soggettività femminile come soluzione finale per il dominio moderno
sulla natura e sulle coscienze. La donna che ha potere sulla vita è in
sé una concorrente pericolosa di ogni sistema di dominio, non solo di
quello religioso.

Quando il potere ecclesiastico arriverà a chiedere perdono alle donne
di tutti i misfatti compiuti contro le loro coscienze fin dalla più
tenera età, contro i loro corpi, i loro uteri, la loro capacità
generativa e creativa, allora e solo allora sarà credibile nel suo
parlare d'aborto e di difesa della vita.

Quando il potere ecclesiastico avrà compiuto una riparazione storica
facendo spazio alla visione femminile di Dio, della Bibbia, di Cristo,
della fede e della vita della Chiesa, allora potrà intervenire
credibilmente sull'etica della vita. Ma in quel momento si sarà
dissolto come "potere".

Credetemi, sarà un bel giorno. Merita lavorare perché si avvicini.

Caro Enzo, non soltanto alle donne il "potere" ecclesiastico dovrà
chiedere perdono per essere "credibile"..

Comunque noi siamo con te perchè quel giorno si avvicini.

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