
"Italian Women Rise Up" - NYTimes
Articolo di Chiara Volpato (docente di psicologia sociale all'Università di
Milano) pubblicato dal New York Times il 26 agosto 2009 e riportato nella
traduzione italiana da L’Unità.
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*Le donne italiane insorgono*
Fuori dell'Italia molti sembrano dare per scontato che il primo ministro
Silvio Berlusconi riesce a farla franca malgrado i suoi comportamenti
sessisti perche' gli uomini li perdonano e le donne, quanto meno, li
tollerano. Ma le cose non stanno piu' cosi'. Oggi ci sono due Italie: una ha
assorbito l'ideologia berlusconiana vuoi per interesse personale vuoi per
incapacita' a resistere ai suoi enormi poteri di persuasione; l'altra sta
reagendo. Era ora. Il comportamento di Berlusconi e' stato oltraggioso.
Quando una studentessa gli ha chiesto consiglio sui suoi problemi economici,
le ha suggerito di sposare un uomo ricco come suo figlio. (Berlusconi ha poi
detto che stava scherzando.) Ha fatto commenti pesanti sulla bellezza delle
candidate parlamentari del suo partito e ha inserito delle divette nel
governo. Al ministero delle Pari Opportunita' ha designato una ex modella
con cui aveva pubblicamente flirtato. Questa primavera sua moglie lo ha
accusato di frequentare delle minorenni e ha chiesto il divorzio.
Ma perche' gli italiani sopportano tutto questo? Al confronto degli altri
Paesi europei, in Italia le idee conservatrici sono dure a morire in parte
per la nostra famosa cultura patriarcale, ma anche a causa dell'enorme
influenza della Chiesa Cattolica, la cui ingerenza sociale e politica negli
affari dello Stato sembra essersi fatta ancora piu' pesante da quando
Berlusconi e' diventato primo ministro nel 1994. (La chiesa, ad esempio, ha
minacciato di scomunicare i medici che prescrivono la pillola abortiva e le
pazienti che la usano.) Inoltre in Italia la discriminazione su base
sessuale si e' dimostrata piu' resistente che nel resto d'Europa. L'Italia
figura al 67esimo posto su 130 Paesi presi in considerazione in un recente
rapporto del World Economic Forum sul Global Gender Gap Index tanto da
essere superata da Uganda, Namibia, Kazakistan e Sri Lanka. Secondo l'OCSE
poco meno della meta' delle donne italiane hanno un lavoro rispetto ad una
media generale di due terzi. Al tempo stesso gli uomini italiani hanno 80
minuti in piu' al giorno di tempo libero - la differenza maggiore tra i 18
Paesi presi in considerazione. Cio' si deve probabilmente al tempo in piu'
che le donne italiane dedicano ad un lavoro non pagato: la pulizia della
casa. Non deve sorprendere, quindi, se molte donne italiane non se la
sentono di assumersi l'ulteriore peso consistente nell'allevare dei figli.
Di conseguenza l'indice di natalita' del Paese e' straordinariamente basso.
I media italiani aggravano questa triste realta' presentando un quadro delle
donne incomprensibile al resto d'Europa. Le emittenti televisive private
hanno iniziato a trasmettere immagini di donne poco vestite e di bellezze
silenziose che fungono da soprammobili mentre uomini piu' anziani e vestiti
di tutto punto conducono gli spettacoli. (Vale la pena sottolineare che
Berlusconi e' proprietario dei principali canali televisivi privati.)
Le conseguenze di anni di lavaggio del cervello sono sotto gli occhi di
tutti: una recente ricerca ha evidenziato che tra le adolescenti la
principale ambizione e' diventare velina. Alle giovani donne e alle ragazze
si insegna che il loro corpo, e non le loro capacita' e conoscenze, e' la
chiave del successo. Al contempo il sessismo esibito in televisione
consolida le idee scioviniste tra i ceti culturalmente piu' deboli della
popolazione. I ricercatori che studiano la oggettivazione e mercificazione
del corpo femminile non debbono fare altro che osservare l'Italia per vedere
le tristi conseguenze di questo fenomeno. I ritratti delle donne fanno
venire in mente i momenti piu' bui del passato del Paese. Durante il
fascismo, nella prima meta' del ventesimo secolo, abbondavano le immagini
denigratorie delle popolazioni delle colonie italiane in Africa. Le donne
venivano ritratte come oggetti sessuali e gli uomini come nemici barbari.
Negli ultimi anni, con l'afflusso di immigranti in Italia, sono tornati in
auge questi rozzi stereotipi. Basti un esempio: il capo della Lega Nord,
Umberto Bossi, ha chiamato gli immigranti "bingo bongo". Questi
atteggiamenti in parte riflettono i sentimenti di insicurezza economica e
sociale aggravatisi nell'ultimo decennio circa. Le risposte a queste
realta', *vale a dire il sessismo e il razzismo, sono i due rovesci della
stessa medaglia. *
Di questi tempi ci sono tuttavia segni di cambiamento. Le italiane stanno
denunciando il comportamento sessista di Berlusconi con una serie di
strategie: si sono rivolte alla Carte Europea per i Diritti Umani e hanno
realizzato un documentario sulla mercificazione del corpo femminile: 'Il
corpo delle donne' di Lorella Zanardo. A giugno poco prima del G8
dell'Aquila un piccolo gruppo di professoresse universitarie italiane, me
compresa, ha invitato le First Ladies dei Paesi partecipanti a boicottare
l'avvenimento in segno di protesta. Nel giro di pochi giorni 15.000 donne e
uomini hanno firmato la nostra petizione per indurre le First ladies al
boicottaggio. Ovviamente lo scopo principale non era quello di convincere le
First Ladies a modificare i loro programmi di viaggio, ma nel prendere
posizione contro il comportamento sessista di Berlusconi. Oggi quanti
dissentono fanno fatica ad avere una certa visibilita'. Il suddetto appello
alle First Ladies, ad esempio, ha ottenuto una notevole attenzione da parte
dei mezzi di comunicazione internazionali, ma sulle pagine dei giornali
nazionali se ne e' parlato ben poco e radio e televisione lo hanno
praticamente ignorato. A dispetto di questi ostacoli, si ha la sensazione
che Berlusconi abbia esagerato e che i recenti scandali sessuali stiano
erodendo la sua popolarita'. Basta guardare i sondaggi. Tradizionalmente le
donne, unitamente alle classi a basso reddito, sono state grandi
sostenitrici di Berlusconi forse perche' guardano molto le sue emittenti
televisive. Sebbene all'epoca delle elezioni europee, Berlusconi potesse
contare ancora su un considerevole sostegno, i recenti scandali hanno fatto
scendere l'indice di approvazione di cui gode al di sotto del 50% con un
crollo notevole tra le donne. Il desiderio di far sentire la nostra voce e
di mobilitarci che si va diffondendo tra noi e' egregiamente sintetizzato in
una lettera inviata di recente da una lettrice italiana all'Unita': "sono
pronta. Decidete il luogo, il giorno e l'ora. Sono pronta a scendere in
piazza".
Ma in realta' cosa possono fare le donne italiane? Un passo importante
consiste nel far conoscere il dissenso, un compito arduo se si tiene conto
del fatto che la liberta' di parola vale solo nel senso piu' ampio del
termine per pochi giornali indipendenti e, principalmente, per Internet.
Dobbiamo cominciare a realizzare una documentazione sistematica dei casi di
discriminazione contro le donne. Inoltre abbiamo bisogno di una migliore
organizzazione. I movimenti gia' esistenti che dovrebbero essere i primi a
far sentire il dissenso (come la principale forza di opposizione, il Partito
democratico che appare paralizzato dalle lotte interne) non sono apparsi
sensibili ai molti segnali provenienti dalla base. Le donne dovranno
esercitare una maggiore pressione sui partiti di opposizione affinche' si
facciano portavoce del loro dissenso. Ma anzitutto le donne (e gli uomini)
che protestano debbono far sentire la propria voce con maggiore fiducia. Il
nostro Paese, a lungo caratterizzato da atteggiamenti anacronistici e
superati nei confronti delle donne, e' finalmente pronto a scendere in
piazza.
Di Chiara Volpato - (c) New York Times
Traduzione
di Carlo Antonio Biscotto
27 agosto 2009
http://unita.it/news/italia/87699/nyt_italiane_pronte_a_scendere_in_p...